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Il signore della pioggia

Da mesi la vita si svolge entro il recinto di alcuni mantra ripetuti su tutte le bacheche fisiche e mediatiche. Kakuri 隔離, distanziamento, kinkyūjitai 緊急事態 stato di emergenza, kansen kakudai taisaku 感染拡大対策 misure preventive del contagio, san mitsu 三密 i tre segreti, che nel buddismo indicano la strada per l’illuminazione1, ma adesso alludono alle “tre C”: evitare i closed spaces (密閉); i crowded places (密集); e i close-contact settings. Forse è con queste parole che ricorderemo la politica giapponese sul Covid-19. Il governo dal 2020 a oggi ha fondamentalmente agito sui due pilastri della prevenzione e della limitazione – non il divieto – delle attività che facilitano la propagazione del virus. Per un po’ il contenimento dei danni è parso riuscire, ma alla fine i contagi sono aumentati ugualmente e il 25 aprile 2021 è stato annunciato un nuovo stato di emergenza che si protrae tutt’ora. Ciliegina sulla torta il cielo si è unito al coro e ha avviato lo tsuyu 梅雨, cioè la stagione delle piogge, con un mese di anticipo.

Ascolto le gocce battere sulle finestre e sul tetto. Il divano è diventato ufficio, tavolo da pranzo e angolo tv. Spendo un numero consistente di ore fra la casa e la strada di casa. Faccio shopping online. Mentre il mondo fuori corre – nelle corsie degli ospedali, nei laboratori di ricerca, nei luoghi della politica – mi sento come se di colpo avessi scalato marcia dalla quinta alla seconda. Certo, ben mascherata e disinfettata, posso andare a fare la spesa, all’ufficio postale e a incontrare gli amici – la legge non me lo vieta – e sono immensamente grata per la salute mia e dei miei cari, ma ciò non mi impedisce di provare lo stesso un pesante senso di isolamento.

Per ingannare il tempo scandaglio crepe, nomi, fiori, piante, colori e forme del microcosmo che mi circonda. Mi affaccio e conto circa 30 case e altrettanti secchi antincendio, perché nei vecchi quartieri c’è ancora l’usanza di tenere dell’acqua pronta per estinguere le fiamme. Scorgo una persona aprire e sistemare la graziosa teca votiva che si trova sull’altro lato della strada – mi ha sempre incuriosita con il suo piacevole odore di legno e incenso. Realizzo di non sapere veramente com’è fatto il tetto della casa, e mi viene voglia di guardarlo meglio. Mi allontano di qualche metro e lo scorgo: è un tipico tetto delle case tradizionali con le tegole ondulate e grigie. Una volta la dirimpettaia ha raccontato alla vicina, che poi l’ha riferito a me, che il caseggiato a cui appartiene la casa in cui abito esiste da un centinaio d’anni. Dove adesso ci sono io, molto tempo fa c’era una bottega e scuola di shamisen. Mi compaiono davanti agli occhi un artigiano chino sul suo lavoro, una maestra che insegna, delle allieve inginocchiate che si esibiscono. Sento il fruscio degli yukata e i rumore dei geta. Poi il racconto continua: «Ma sai con cosa facevano gli strumenti?…Pelle di gatto.»2 Oh no! L’immagine, che era un incanto, si incrina, e si dissolve.

Torno a guardami intorno. Il piccolo angolo di terra all’ingresso di casa cattura il mio interesse. Nei giorni che vengono acquisto in successione una pianta grassa, poi dei fiorellini gialli che si chiamano lemon slice, per via della striatura bianca che li attraversa, del rosmarino e già che ci sono della salvia. Dentro casa appendo quadri che non stavano in posizione eretta dal giorno del trasloco (circa cinque mesi di degenza al suolo), lavoro, scrivo, progetto il futuro, ma l’assenza di rapporti umani si fa sentire: tendo a dimenticare in che giorno della settimana mi trovo, scordo anche qualche appuntamento e ormai, quando esco in strada, anche il cambiamento più piccolo mi pare interessante. Un giorno per esempio spunta un giovane gatto striato, bello e socievole. Incontra il mio. Si immobilizzano per un attimo, poi inizia la sfida per il territorio.

«Da qui ci passo io!» 

«No, ci stavo prima io!»

«E chi saresti tu ?» 

«E a te che te ne importa?» 

Si affaccia anche la vicina, ci godiamo lo spettacolo. I miagoli sono gravi, minacciosi, quasi dei ruggiti. Nessuno dei due vuole cedere all’altro. Si inarcano, si puntano, si soffiano. All’improvviso da una casa arriva una voce infastidita. I due litiganti, da tigri che erano, si fanno criceti. Da qualche porta più in là arriva un’altra voce: «Tsuyukichi? Tsuyukichi? Ah, ma sei qui!» Il nuovo arrivato, tornato tenero gatto domestico, si strofina sulla gambe della padrona. È la moglie dell’oste che mi saluta cordialmente e fa le presentazioni. «Lui è Tsuyukichi, da tsuyu, perché è arrivato nel mese delle piogge e kichi, buona sorte.» Kichi 吉 , parola evocativa! In passato si usava per i nomi maschili e la si incontra spesso nei personaggi delle storie di samurai. Il suo kanji è composto dagli elementi shi 士, gentiluomo, anticamente samurai, e kuchi 口, bocca. Evidentemente la sorte , oltre all’acqua, ci ha inviato un signore della pioggia, soprintendente speciale dei lavori in corso. Così penso mentre lo accarezzo e gli do il benvenuto.

  1. Nel buddismo esoterico “I tre corpi e i tre segreti del Buddha” sono le tre vie integrate per raggiungere l’illuminazione, ossia un unione di corpo, parola e mentre. Le  mudra, posizioni ieratiche delle mani, rappresentano il corpo, i mantra, parti di sutura che si recitano riptetutamente, sono la parola e i  mandala, raffigurazioni del cosmo, rimandano alla mente.
  2. Lo shamisen è uno strumento tradizionale a corda della famiglia dei liuti dotato di un manico lungo e stretto e tre corde. Il nome significa strumento a corda in pelle di serpente. Fu introdotto in Giappone intorno al XV secolo subendo alcune modifiche tra cui l’utilizzo di pelle di gatto o cane che si usava in passato per il rivestimento della cassa. 

In copertina Alex Block (Unslpah)

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