Pellegrinaggio 88 Templi Settsu

Diario di un pellegrinaggio. Giorno 1, parte 2

Dove eravamo rimasti? Mi trovo al tempio Hōonin, la terza tappa di questa prima passeggiata, e ho appena appreso che il cimitero visitato qualche ora fa, è annesso, ma non coincide con il Mitsutera (come del resto il suffisso “tera”, tempio buddista, mi faceva sospettare). Mi accingo a tornare sui miei passi.

Verso il tempio n.2, intermezzo Kōtsunomiya 

La giornata è meravigliosamente tiepida, all’uscita dall’Hōonin, proprio davanti al tempio, fa capolino un torii di pietra, il portale dei santuari scintoisti. La fame a quest’ora (sono le due passate) si sta facendo sentire e non vorrei allungare di troppo il cammino prima del Mitsutera, ma è come se mi fosse passato davanti il coniglio bianco di Alice. Non posso fare a meno di seguirlo.

Attraverso il portale, la città in un istante è lontanissima alle mie spalle. Il viale conduce a una lunga scalinata, ai cui piedi, sulla sinistra, c’è un piccolo spiazzo, dove riposa il tronco vuoto di un albero. Il tempo ha scavato nel legno una spirale. Una scritta sbiadita dice: albero che porta in cielo – chissà, magari toccandolo in un punto particolare, la strada per l’ascesa si illuminerà davanti a me. Attorno al piedistallo che lo sorregge ci sono assi di legno, rastrelliere e un disordine tale che ho l’impressione di aver trovato un oggetto magico dimenticato in uno sgabuzzino. Poggio una mano sul legno umido, il muschio è cresciuto un po’ qua e là e negli incavi tante foglioline spuntano ritte.

Riprendo a salire i gradini con un occhio ancora rivolto all’albero sacro e, quando mi volto, mi ritrovo in un recinto ampio e silenzioso, circondato da vari padiglioni. In fondo, sulla destra, un altro piccolo torii segna un corridoio presidiato da numerose statue di volpi. Sono le messaggere di Inari, la divinità della fertilità, del riso e dell’agricoltura. Prima di andare a salutarle mi affaccio sulla terrazza panoramica che si trova sulla sinistra . Tegole grigie, palazzine, antenne, insegne sui palazzi, lo sguardo riesce a estendersi per non più di una decina di metri. Perché mettere un punto di osservazione su uno scenario tanto ordinario? Lungo la tettoia sono appesi dei quadri. Il primo raffigura un samurai e una donna in kimono che guardano il panorama da una terrazza. Lui in verità è dipinto di profilo e fissa intensamente lei che, seduta di spalle, osserva la valle boscosa ai loro piedi. Il quadro accanto cattura la scena durante un matsuri: un gruppo di persone con indosso degli yukata si affaccia da una terrazza  da cui si scorgono alcune case sparse e ancora più in là un corso d’acqua. Continuo a passare in rassegna le immagini senza afferrarne il senso, poi ad un tratto comprendo: rappresentano esattamente lo stesso punto di osservazione in cui mi trovo adesso! Dove oggi si estendono solo cemento e cavi elettrici, una volta c’ era una piccola valle e poi, in tempi più recenti, quando il bosco non esisteva già più, si vedeva  il mare. È un altro angolo di città che diventa mio nello spazio e nel tempo. A volte mi basta poco per essere felice.

Mitsutera, tempio n.2 (in restauro!)

Carica della gioia che mi ha infuso la parentesi al tempio scintoista, torno indietro, fin quasi all’inizio della passeggiata, per recuperare questa tappa involontariamente perduta. Tuttavia, dopo una scarpinata di venti minuti la sorpresa: il tempio è in restauro. Se ne scorge solo una parte di tetto ricoperta da una guaina blu. Sono molto delusa, evidentemente non è proprio destino. Controllo il sito e leggo (scritto chiaramente e messo bene in evidenza) che i lavori continueranno fino al 2023. Come ho fatto a non accorgermene? Nota mentale: la prossima volta studiare meglio il percorso. La prendo bene comunque, la visita  è rimandata solo di due anni.

Ultima tappa, caffè Taretmessa  (ho scoperto dov è andata a finire Lamù!)

A questo punto non mi resta che prendere il metrò e tornare verso casa. Lungo la strada cercherò un caffè tranquillo dove raccogliere le idee e gustarmi il compimento di questa prima giornata di cammino. Decido di scendere all’incrocio fra la Sennichimae e la Tanimachi-suji e dopo qualche ricerca ecco fare capolino l’insegna “タルトメッセ Taretmessa”. Nome strambo, ma suppongo che “taruto”, secondo la lettura dei katakana, stia per il francese “tarte”, torta, ed entro speranzosa. Ancora una volta nell’arco della giornata mi sento catapultata in una dimensione altra. La pasticceria è una via di mezzo fra un laboratorio e il salotto di una vecchia abitazione privata e per un attimo, più che trovarmi lì realmente, ho l’impressione di tenerne la fotografia ingiallita fra le mie mani. Alla parete ci sono alcuni ritagli di giornale: 40 anni fa, una donna operosa e le sue sorelle decidono di aprire una pasticceria-caffetteria di dolci occidentali, riducono la quantità di burro e zucchero, ma riescono a conservare il sapore originale. È l’avvio di una florida attività che si tramanda alle generazioni successive. Madame, come si fa chiamare la proprietaria, è alta un metro e quaranta centimetri, ha i capelli verdi tagliati a caschetto e un basco leopardato, ai piedi indossa degli stivaletti rossi. Ecco dov’è finita Lamù, penso, la graziosa aliena dai capelli verdi e dal bikini tigrato protagonista di Uruseiyatsura, uno degli anime —o cartoni, come ancora li chiamavano tutti negli anni ’80— che hanno segnato un’epoca. Ordino un tè e una pasta frolla alla frutta. Tutto delizioso. Alla cassa pago 1200 yen. Cara Madame-Lamù, il conto è un po’ salato, ma dopo che mi hai chiesto di farci una foto insieme e mi hai regalato i tuoi biscottini al burro, tornerò sicuramente a trovarti.

つづく…. Continua…

INFORMAZIONI PRATICHE ESSENZIALI

La  mappa del pellegrinaggio è scaricabile qui http://shj.main.jp Il sito purtroppo è solo in lingua giapponese.

Per il Kōtsunomiya (tempio scintoista non incluso nel pellegrinaggio) valgono le informazioni per raggiungere l’ Hōonin che trovate scritte anche nel precedente articolo. A piedi: uscite dal Hōanji e girate a sinistra, proseguite sempre dritto, fino alla fine della strada (circa cinque minuti a piedi), girate a destra e poi subito a sinistra. Il santuario si trova alla vostra sinistra. In metropolitana: scendete alla fermata Tanimachi-kyū-chō-me (linea rosa, Sennichuimaesen) e linea viola Tanimiachi-sen) uscita 2.

Il Mitsutera, come ho detto, sarà in restauro fino al 2023. Lo trovate molto facilmente passeggiando lungo la Midōsuji. In metropolitana scendete alla fermata Namba (varie linee), uscita 15-B e proseguite a piedi verso Nord.

….E se volete conoscere Lamù. Il  caffè Taretmessa si trova sulla Tanimachi-suji. Fermata della metropolitana Tanimachi-kyū-chō-me, (linea rosa, Sennichimae-sen e linea viola Tanimiachi-sen) uscita n.5. 

4 pensieri su “Diario di un pellegrinaggio. Giorno 1, parte 2”

  1. Molto bello. La prima fotografia è favolosa. Guardandola ho visto veramente per un attimo passare saltellando il coniglio bianco di Alice nel paese delle meraviglie. Si sarà rintanato nel tempio in restauro ? Alla prossima passeggiata.

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