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Ricordi “a naso“

Pomeriggio, stagione dei tifoni, l’odore della pioggia mi riporta indietro a mille altre piogge e a un certo bisogno di stare da sola con me stessa a scrivere, non importa cosa. Lascio vagare i pensieri fra le carte sparse delle mie stanze e riaffiorano alcuni ricordi olfattivi accumulati in Giappone: l’odore del cibo che si mescola all’aria fredda o calda delle stagioni, l’odore del legno delle case e dei templi, più forte quando piove, il profumo dolce e un po’ mistico degli incensi, forse il ricordo più intenso di tutti, quello che mi fa provare ogni volta una stretta al cuore. Poi arriva la memoria di momenti più circoscritti, come il  primo approdo in Giappone all’aeroporto di Haneda, nell’agosto del 1988, una vampata di caldo umido intriso dell’odore di qualche brodo, e il primo ottobre 2016 alle 10 di sera circa: dopo un viaggio di una ventina di ore, finalmente ho raggiunto la stazione di Teradacho. È da qui che sono partita per Milano nel 2006 ed è qui che torno per ricominciare, la vita impacchettata in una grossa valigia.

Esco sulla strada, attendo al semaforo, l’Italia è alle mie spalle e il Giappone davanti a me. Io mi trovo nel mezzo, un attimo prima di attraversare l’incrocio ed entrare in una nuova vita. Insieme al caldo opprimente, come ad ogni rientro, mi raggiunge l’aria intrisa di un misto indescrivibile di uova, dashi e olio di sesamo, ma anche di smog, locali chiusi, pareti impregnate dai fumi delle cotture. È una sensazione che ho rievocato spesso quando sentivo la nostalgia del Giappone, e che ora, a contatto con la sua fonte, spalanca una dopo l’altra le porte di una serata ad Asakusa, degli okonomiyaki in un ristorantino a Imazato, delle strade di Ikeubukuro, della via dalla stazione a casa che sto per ripercorrere (come già tante volte ho fatto nei mesi in cui abitavo qui), e poi di ricordi più rarefatti, quasi solo emozioni, come la nostalgia del tempo che non torna indietro. Un odore talmente diverso da quelli della terra da cui provengo che, ancora non lo so, ma sarò in grado di distinguerlo per mesi, forse un anno, prima di assuefarmi.

Parco Utsubo, Ōsaka

L’olfatto è l’unico senso a diretto contatto con il cervello, in particolare con il sistema limbico, una delle sue aree più arcaiche. È per questo che abbiamo un risposta emotiva immediata agli odori….so di averlo letto da qualche parte, ma dove? Mi concentro sul punto da cui emerge la memoria e sento i miei occhi muoversi a destra e a sinistra. Non ci avevo mai fatto caso, ma i ricordi che si depositano sotto forma di immagini mettono in moto lo sguardo, come se grazie ad esso si potessero sfogliare le pagine di un’immaginario archivio mentale. Ed ecco che collateralmente rivedo sui polsi le maniche di un vecchio maglione e le mie mani intente ad aprire i cassettini grigi del catalogo bibliotecario di Lingue Orientali. Provo quasi tenerezza per quella me giovanissima e incerta che non poteva di sicuro immaginare la strada che l’avrebbe condotta fino ad Ōsaka. Sorrido, torno indietro a ciò che stavo cercando, ecco, l’ho trovato: la frase è una citazione inviatami dalla mia mamma, un piccolo tesoro che ha dato un qualche senso a queste divagazioni sconnesse. Dopo tutti i mesi di distanza forzata a causa della pandemia, mi fa sentire, anche se di poco, più vicina a casa. Provo una grande nostalgia, perché banalmente il Giappone è spesso anche questo, nostalgia delle cose lontane.

1. La citazione è tratta da Nasus cogitans. Divagazioni sull’intelligenza del naso di Rosa Cavalieri. « Il naso è inoltre l’unico senso a diretto contatto con il cervello, in particolare con quella parte di esso che controlla emozioni, stati d’animo, istinti e appetiti, incluso quello sessuale, e alcune operazioni della memoria. Gli odori che avvertiamo seguono infatti una scorciatoia: a differenza delle altre informazioni sensoriali non passano dal talamo per un’analisi preliminare ma vanno a stimolare direttamente le aree del cervello viscerale o sistema limbico, una delle zone più arcaiche del nostro encefalo, scatenando comportamenti immediati, risposte istintive, senza attendere il giudizio delle nostra riflessione.»

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4 pensieri su “Ricordi “a naso“”

  1. Ciao Gabriella. Scopro solo ora che hai questo blog.
    In effetti, ripensando alla mia piccola esperienza in Giappone, il primo senso che si mobilita è proprio l’olfatto. L’odore di Tokyo e un qualcosa che mi è rimasto impresso in maniera indelebile.

    Piace a 1 persona

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