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Ōsaka inside, il fascino indiscreto del leopardato

Degli auricolari, il cofanetto di una crema, il sellino di una bici, il cappottino di un chihuahua, un portafoglio , la cover di un cellulare (ça va sans dire!), un posacenere portatile, un ferma capelli, degli orecchini, addirittura degli stivali Louboutin calzati da una Barbie esposta in una vetrina a Kitashinshi!

Il leopardato è la firma di Ōsaka. Qui, come in nessun altro luogo, lo potrete trovare declilnato in tutte le forme e le salse che la fantasia riesce a partorire. Se si tratta di leopardato, sembra che nulla sia vietato. Negli anni ’80, quando la moda si è diffusa in Giappone, le donne di Ōsaka non hanno voluto essere seconde a nessuna e lo hanno interpretato come la quintessenza dell’eleganza, indossato, calzato, portato a tracolla, venerato e “diosolosa” quale altra cosa, facendone una vera e propria ragion d’essere. Le ragazze degli anni ‘80, oggi signore di una certa età , sbandierano ancora i loro capi all’ultimo “graffio”, le ragazze degli anni 2000 lo sfoggiano con un’aria a metà fra innocenza e seduzione. E io me le immagino sedute per la toletta mattutina: «Specchio specchio delle mie brame, chi è la più leopardata del reame?» Grezzo, elegante, puttanesco, seducente, vistoso, kawaii, divertente, non so decidermi. Sarà che quando hai perennemente davanti agli occhi una cosa finisci per abituartici e pensare che «non è poi così male», (salvo qualche ripensamento dovuto a improvvise epifanie dell’amata stampa a certi angoli di Amemura, capi che da qualsiasi prospettiva li si guardi sono e resteranno sempre, mi perdonino gli amanti del trash, come un treno che ti investe a cento all’ora).

all’ingresso di un negozio ad Amemura

Una volta ho notato delle sneakers leopardate ai piedi di una collega (dettaglio che in un total look nero tutto sommato poteva avere un suo perché). Le ho detto: «Ma sai che da quando sono qui ho pensato anch’io di comprarmi qualche accessorio simile?» E lei, evidentemente più navigata di me, mi ha risposto: «Eh, ma guarda che questa città ti cambia dentro!» È proprio vero. A distanza di tre anni dal mio arrivo, ogni tanto per ridere con gli amici, scopro sotto la maglietta una canotta leopardata e commento: «Ōsaka inside!»

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4 pensieri su “Ōsaka inside, il fascino indiscreto del leopardato”

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